da «incontri»
di Gigliola Foschi
La folla di una metropoli, volti indistinti che non riusciamo
più a incontrare, a riconoscere.
Volti sconosciuti, che sempre rimarranno tali. Corpi seminascosti
tra pali, insegne, vetrine,spigoli, auto.Sguardi negati, anestetizzati,
chiusi in se stessi, di chi avanza solitario tra la folla, ritagliandosi
uno spazio nel caos, attento a non scontrarsi, a evitare ostacoli.
Più volte è stato detto che la fotografia è una
sorta di occhio al quadrato, che aiuta a vedere, come se fosse
la prima volta, quello che pochi tra noi riescono a percepire
coscientemente. Ma a vedere che cosa?
Franco Belsole, con il suo lavoro,anziché cercare di
catturare un momento decisivo, carico di senso,all'interno del
flusso indecifrabile della vita di una metropoli, s'impegna a
restituirci l'esperienza stessa di chi vaga per le strade cittadine.
Queste immagini non solo ci mostrano come si sia spezzata l'antica
identificazione tra individuo e territorio,tra la città e
i suoi abitanti.Grazie ad esse infatti ci accorgiamo anche che
immersi come siamo in un mondo sovraccarico di stimoli inassimilabili
non riusciamo nemmeno più a fare l'esperienza dell' Altro,
a costruire un rapporto di reciproco riconoscimento con le persone
che pure ci circondano.Gli incontri possibili si trasformano
in incontri mancati, i volti si confondono con gli arredi urbani,si
affastellano nell'indifferenziato.si moltiplicano tra le vetrine
fino a divenire semplici immagini provvisorie.Volutamente frammentate
e prive di una narrazione 'forte', quasi casuali, le immagini
di Franco Belsole, invece di farci vedere nitidamente ciò che
di fatto non riusciamo più a vedere, riescono così a
rilevarci il senso di disorientamento percettivo ed esperienziale
vissuto da tutti noi percorrendo le vie di una metropoli.